
Tragedia sul fiume Volga, in Russia. Una nave, la «Bulgaria», è colata a picco non lontano dal villaggio di Syukeyevo, circa 80 chilometri a sud di Kazan (la principale città del Tatarstan, situata 800 km a est di Mosca). A bordo dell’imbarcazione c’erano oltre duecento passeggeri.
Il bilancio delle vittime si aggrava di ora in ora: nove i cadaveri recuperati (tra cui sei donne e una bambina), 110 i passeggeri dispersi (tra cui 30 bambini). Secondo quanto riferito dal presidente russo Dmitri Medvedev e dal ministro delle situazioni di emergenza Serghiei Shoigu, «non c’è praticamente alcuna speranza di trovare sopravvissuti». Proclamato per martedì il lutto nazionale. Secondo la procura generale russa, che indaga sul naufragio, la nave viaggiava senza licenza per il trasporto di passeggeri e sovraccarica: le persone a bordo sarebbero state 208, contro i circa 140 permessi dopo la «modernizzazione» del vascello, costruito nel 1950 nell’allora Cecoslovacchia. I senza biglietto, inoltre, sarebbero stati 25.
RECUPERO – Le autorità russe hanno deciso di riportare in superficie il «Bulgaria», trasformatasi in una gigantesca «bara subacquea» di corpi intrappolati. Le operazioni vengono condotte con due gru galleggianti e alcune chiatte: l’obiettivo è portare la nave in fondali più bassi consentendo quindi il recupero dei cadaveri. Le autorità hanno riferito che l’incidente è accaduto a 3 chilometri dalla riva, ma che il «Bulgaria» è finito a una ventina di metri di profondità, sul fondo del letto fluviale. Un sopravvissuto citato dall’emittente russa Vesti 24 spiega che la nave «si è inclinata verso destra ed è affondata nel giro di pochi minuti».







