FOSCHI: L´AZIENDA COSTA NON È IN PERICOLO, SEMMAI IL MARCHIO?

Riportiamo l´intervista di Teodoro Chiarelli apparsa su lastampa.it la scorsa settimana
Presidente Foschi, dopo un mese si può fare un primo bilancio. Cosa si rimprovera?
«Ci sono riflessioni da fare. E’ stato un incidente incredibile, senza precedenti. Ma la vicenda della Concordia deve servire da lezione per il futuro. Sono pronte correzioni alle nostre procedure».
Ad esempio?
«Le norme internazionali prevedono che l’esercitazione di salvataggio debba avvenire entro 24 ore dalla partenza della nave. Dopo il Giglio la facciamo subito dopo aver salpato le ancore».
E poi?
«Stiamo valutando un nuovo sistema elettronico che una volta tracciata la rotta la rimbalzi a terra al nostro centro di controllo per poter verificare in tempo reale che venga effettivamente seguita».
Cosa pensa dell’ultimo video trasmesso dal Tg5?
«E’ un ulteriore elemento utile alla magistratura per fare chiarezza su quanto avvenuto».
Ha più sentito il comandante Schettino?
«No. Ma non lo sentivo neppure prima».
Che pensa oggi di lui?
«Non voglio pensare a Schettino. Sta vivendo la sua vicenda giudiziaria e su di lui pesano indizi che farebbero tremare i polsi a chiunque. E’ indubbio che c’è stato un comportamento umano che ha causato quello che ha causato».
Lei è convinto che la società dopo l’incidente abbia fatto tutto il dovuto?
«C’è un’inchiesta in corso e la magistratura farà luce anche sulla società. Sono sereno su questo. Abbiamo subito messo a disposizione tutta la documentazione. E poi operiamo in un settore regolamentato».
Cosa significa?
«Che abbiamo quattro livelli di controllo. La Guardia costiera, il Rina, il nostro auditing interno e l’auditing della Carnival. In più le ispezioni della Coast Guard Usa».
La pratica dell’inchino continuerà?
«Guardi che la navigazione “turistica” esiste da sempre. E’ una pratica, non frequente, che deve seguire ovviamente le norme di sicurezza. Ora è pronto una legge che vieterà il passaggio a meno di due miglia dalla costa e noi la osserveremo, come tutte le leggi».
Tutto qui?
«Introdurremo norme interne che garantiscano maggiori informazioni alla società sulle rotte seguite, perché evidentemente oggi non siamo sempre adeguatamente informati. Fatte salve le prerogative del comandante, quando si va fuori rotta, intanto lo si dice».
Cosa che Schettino non fece?
«Appunto. E poi, mi scusi: ma si chiama navigazione turistica proprio perché è per il piacere dei passeggeri a bordo e dei turisti e degli abitanti a terra. Che senso avrebbe d’inverno, al buio, senza nessuno a terra che ti guarda e senza che i passeggeri lo sappiano, tanto è vero che il programma di bordo prevedeva il passaggio 5 miglia al largo del Giglio? Non si può cambiar rotta per il piacere di qualcuno in plancia, comandante compreso».
Ci sono perplessità sul comportamento dell’equipaggio.
«I nostri uomini sono stati additati come incompetenti e responsabili del caos nelle fasi drammatiche del naufragio. Sono certo che le indagini della magistratura e della Guardia costiera accerteranno che l’equipaggio ha fatto il proprio dovere. Vanno riabilitati, se lo meritano».
E’ vero che il 95% dell’equipaggio ha chiesto di essere reimbarcato?
«Sì. Avranno la priorità sui prossimi imbarchi. Mi fido di loro. Il primo si è imbarcato».
Dopo il naufragio avete avuto un calo di prenotazioni?
«Siamo sotto di un 35% rispetto allo scorso anno. Certo, c’è la crisi e ci aspettavamo un anno difficile. Ma è evidente che il naufragio pesa».
Le polemiche sui risarcimenti?
«Purtroppo non esiste cifra in grado di risarcire la perdita di una vita umana e il dolore dei parenti. Ci assumeremo tutte le nostre responsabilità e rinnovo le mie condoglianze e le mie preghiere. Per quanto riguarda i naufraghi, non esistono precedenti alla vicenda della Concordia. Abbiamo fatto una proposta che riteniamo equa. Poi ci sono avvocati americani che fanno cifre molto alte. La nave è italiana, la compagnia pure e l’incidente è avvenuto in acque nazionali. Vedremo perché invocano la giurisdizione americana».
Previsti accantonamenti?
«A fine mese avremo un quadro più chiaro. Costa ha un capitale netto di svariati miliardi di euro. La società è solida».
C’è chi ha paventato il rischio di un possibile fallimento.
«Costa Crociere non fallisce come società. Potrebbe fallire come marchio».
Che significa?
«Siamo stati azzerati mediaticamente. Il nostro marchio è stato massacrato. Quanto ci vorrà perché si torni a guardare alle nostre navi con serenità? Lavoreremo sodo affinché queste preoccupazioni svaniscano in tempi ragionevoli. Cancellare il brand è l’ultima cosa che vorrei».
E lei, Foschi, che farà?
«Lo scorso settembre ho compiuto 65 anni e mi ero fatto dei piani: il 2012 avrebbe visto il graduale distacco dalla società. Ora i piani sono necessariamente cambiati. Ogni decisione spetta all’azionista, ma se posso aiutare la società, non mi tiro indietro. Non abbandono certo la nave».
Può un marchio storico e glorioso come Costa Crociere sparire davvero? Diteci la vostra!
Ringraziamo il nostro lettore D.Carboni per la segnalazione












Non sarebbe la prima volta nella storia che un marchio storico viene cancellato. Ma sono convinto che questa sarà l’ultima delle strategie adottate perché la più rischiosa.
Costa Crociere rappresenta infatti un marchio troppo importante per il gruppo Carnival. Privarsene significherebbe perdere la leadership nel redditizio mercato europeo, a vantaggio di altri agguerriti competitor.
Io vedo una unica strada percorribile per Costa Crociere, quella del rilancio, che deve avvenire attraverso una politica molto ben strutturata.
Sono piuttosto scettico sull’eventuale scelta di un nuovo brand che, se dovesse nascere a breve, porterebbe ugualmente al ricordo di Costa Crociere e, certamente, anche della Costa Concordia. Ben diverso sarebbe il risultato se le navi operassero attraverso un marchio già esistente. Occorrerebbe però disporre di una compagnia affermata e aperta anche al pubblico non anglofono. Non mi sembra che nel gruppo vi sia qualcosa di adeguato.
Questo non significa che non è possibile apportare alcuni cambiamenti. Se prossimamente Princess Cruises punterà ad un pubblico più internazionale, questo potrebbe essere un segnale negativo per il futuro di Costa Crociere. Ma è un’ipotesi non mi convince molto, Princess si colloca su un livello superiore rispetto a Costa Crociere e non è il caso di deludere gli estimatori di questa compagnia.
Basta invece un rapido sguardo alle moderne navi Costa per realizzare che potrebbero integrarsi perfettamente nella flotta Carnival. Se il marchio Costa dovesse essere sacrificato, potrebbero confluire senza troppe difficoltà nella flotta americana e l’offerta rimodulata in modo da non lasciare scoperte quelle tratte una volta così redditizie e apprezzate dalla clientela europea.
Si possono formulare scenari diversi. Ma quello che a me convince di più è solo e soltanto il rilancio di Costa Crociere. Era un’eccellente azienda, fino a venerdì 13 gennaio. Non merita certo di chiudere.
Con o senza le virgolette, la C blu deve continuare ad esistere. Cosa sarebbe l’Italia senza Costa Crociere?