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[AGGIORNATO] AUGUSTUS: FINISCE L`ERA ITALIANA DEI TRANSATLANTICI – Alberto Quarati -

Scritto il 19 ottobre 2011 da Redazione

MS Augustus 300x229 [AGGIORNATO] AUGUSTUS: FINISCE L`ERA ITALIANA DEI TRANSATLANTICI   Alberto Quarati

[Aggiornamento] Maritime Matters riporta la notizia che MS Augustus sta navigando verso Alang. La fine di un´era.

[30.09]Riportiamo l´interessante articolo di Alberto Quarati apparso su shippingonline.ilsecoloxix.it.

È giallo sul destino dell’ “Augustus”, l’ultimo transatlantico rimasto di tutta la grande flotta dell’Italia di Navigazione.

Costruita Trieste nel 1951, testimone di un’epoca tramontata alla fine degli anni Settanta, quando l’utilizzo di massa degli aerei rese inutile l’uso di navi passeggeri sulle rotte intercontinentali, l’“Augustus” dal 1999 era ormeggiato in una rada del porto di Manila, la capitale delle Filippine, dopo aver prestato servizi in Oriente fino al 1987, sotto quattro nomi diversi (l’ultimo è “Philippines”). Secondo quanto riportano alcuni blog di appassionati e la pagina Facebook “Save the Augustus”, voci di mercato danno la nave venduta lo scorso 18 settembre a un demolitore di Alang (nella foto sottostante), città indiana famosa per essere uno dei mondiali delle demolizioni navali. I primi a dare la notizia sono stati i blogger di Maritime Matters, che poi hanno cancellato la pagina. L’indirizzo tuttavia è ancora presente sulla pagina inglese dell’enciclopedia web Wikipedia. Il sito savetheclassicliners.com invece la conferma, ma ieri sera il principale esperto del settore in Italia, Maurizio Eliseo, non era contattabile, così come Peter Knego negli Stati Uniti.

Alang Cimitero delle Navi 300x264 [AGGIORNATO] AUGUSTUS: FINISCE L`ERA ITALIANA DEI TRANSATLANTICI   Alberto Quarati

In compenso hanno risposto dalle Filippine: la Manila Floating Hotels, società di gestione dell’“Augustus” conferma di aver dismesso la nave, che in questo momento si trova «fuori dal Paese». Per essere demolita? «Questo non lo possiamo confermare». L’ “Augustus” è una nave superstite: per un motivo o per un altro, tutti i grandi transatlantici italiani sono scomparsi. Niente è rimasto della flotta ante-guerra, mentre poco per volta le navi degli anni Cinquanta e Sessanta sono state demolite, dopo vari e sempre più deprimenti passaggi di proprietà. La “Michelangelo” ha finito i suoi giorni in Pakistan nel 1991, la “Giulio Cesare” già nel ‘75 era stata smantellata, l’ “Eugenio C” demolita nei cantieri indiani di Alang, gli stessi dove ora sarebbe destinata l’ “Augustus”.

La trattativa per la cessione della nave era in corso da tempo: si parlava di un prezzo di circa 6 milioni di dollari, poi tutto si è fermato a causa della crisi economica. Evidentemente le trattative sono riprese, e purtroppo sembrano essere andate a buon fine. Diciamo “purtroppo” perché a differenza di altri grandi Paesi, l’Italia non avrà più niente per ricordare la sua età dell’oro nel campo dello shipping.

Alberto Quarati per shippingonline.ilsecoloxix.it

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8 Commenti per questo Articolo

  1. Davide Carboni Says:

    E’ un destino comune ad ogni nave quello di terminare la propria carriera in un cantiere per la demolizione.
    Eppure non sempre la loro esistenza finisce così tristemente. Vi sono interessanti eccezioni. Il più famoso caso credo sia quello della Queen Mary, una volta glorioso transatlantico e oggi permanente attrazione turistica a Long Beach, in California.
    Ci sono navi che nonostante siano arrivate alla fine della propria carriera in mare ritengo sia doveroso salvare perché possiedono peculiarità che le rendono uniche ed insostituibili. Insomma, potrebbero benissimo rientrare nella lista dei beni patrimonio dell’umanità.
    Quando parliamo di transatlantici, l’Italia può a pieno titolo vantarsi di avere costruito alcuni tra i più belli in assoluto. Purtroppo di quel magnifico passato oggi ne è rimasto ben poco. Le furie dei mari, gli errori umani e le scelte commerciali delle compagnie hanno portato all’estinzione di quelle navi che hanno segnato un’epoca.
    Dubito fortemente che la Philippines, ex Augustus, verrà salvata. Per un ritorno in patria invece occorrerebbe un vero e proprio miracolo. Servirebbe un gigantesco impegno da parte di istituzioni e privati, pertanto per gli appassionati di navi come me, temo che l’unica certezza per loro sia solo la rassegnazione.
    Mi viene un dubbio. Ma l’Augustus è davvero l’ultimo transatlantico italiano ancora in vita?
    Che ne è della Oceanic, costruita nel 1965 dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico per la Home Lines? Mi sembra che sia ancora in servizio con il curioso nome Peace Boat.
    Ad ogni modo siamo comunque molto vicini all’estinzione definitiva dei mitici transatlantici italiani. Possibile non poter fare niente per salvare il nostro passato?

  2. Masca1973 Says:

    Purtroppo ho paura che la crisi economica renda impossibile questo salvataggio; mi fa piacere però pensare che il materiale recuperato dal transatlantico darà vita ad altre cose … magari ad altre navi

  3. alfredo muccio Says:

    La vita media di una nave 28 anni dopodiché l’armatore se ne disfa vendendola ad altri o ivia ai cantieri di demolizione indiani alang.L’unica nave di cui l’italia dispone un cimelo è il contebiancamano al museo della tecnica di milano.In questi giorni tocca all’augustus ex italia nav di morire ad alang,nessuno dei membri della casta politici ha alzato la mano per salvarlo.L’olanda ha salvato il rotterdam,in francia spiaggiata una vecchia nave greca lydia.Longbeach usa queen mary 1 adibita a museo e albergo.I soldi spesi per enrico toti non si sa nulla mistero italiano.

  4. Masca1973 Says:

    Non credo che la politica centri proprio nulla. Ci mancherebbe ancora che venissero spesi dei soldi per salvare una nave (seppur di grande significato storico), quando ci sono realtà come la Fincantieri che boccheggiano per l’incapacità manageriale della sua dirigenza.
    Sarebbe giusto che ci fossero degli imprenditori disposti ad investire del proprio (magari con aiuto sensato statale, nel senso che i soldi vanno poi restiutiti) e magari recuperare l’Augustus per farne un museo o un albergo … come in molti di quei casi che hai menzionato.
    Ma di questi sedicenti imprenditori io in Italia non ne vedo … solo parole, parole, parole, parole …

  5. alfredo Says:

    Masca 1973 Secondo lei io o altri marittimi avremmo dovuto sborsare l’acquisto di augustus visto che difende lo stato?Fincantieri boccheggia non per colpa mia ma lo stato che non amministra come non avevano amministrato finmare.Io da imbarcato ogni viaggio nel periodo estivo vedevo politici che viaggiavano a gratis .Meglio lasciare perdere questo argomento chi non sa le cose si documenti prima di collegare la bocca al cervello e sentenziare.Io per fallimento finmare sono stato 5 anni a spasso .

  6. Masca1973 Says:

    Scusi non comprendo ciò che lei ha scritto; se lei si riferisce a me dicendo che non ho collegato la bocca al cervello le rispondo che lei è un maleducato; se lei si riferisce con il suo discorso alla incapacità di politici e amministratori di gestire le aziende posso essere daccordo con lei. Se desidera una mia risposta chiarisca il punto, e consideri dove lei sta scrivendo. Grazie

  7. Redazione Says:

    Cari Lettori,

    é sempre molto bello vedere nascere e scorrere un dibattito e vi ringraziamo per animare il sito con le vostre opinioni. Comprendiamo che a volte la foga del momento faccia scappare una o due parole di troppo, cerchiamo comunque di rimanere educati l´uno con gli altri.

    Grazie Mille

    La Redazione

  8. Masca1973 Says:

    Gent.ma redazione

    credo di aver soppesato al pieno le mie parole, come sempre, e soprattutto quando si parla di navi, di crociere, e di marineria in genere.
    Colgo l’occasione per ribadire il mio ringraziamento ogni qualvolta pubblicate notizie sulle navi storiche della marina mondiale; sarò nostalgico, ma rappresenta per me un modo piacevole di parlare di mare.
    Con stima. Masca1973

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